Bikiniworld, come raddoppiare il traffico al sito esterno

E-commerce italiano specializzato nella vendita di costumi da bagno e copricostumi, Bikiniworld ha recentemente implementato la possibilità di effettuare l’acquisto in pochi semplici passaggi direttamente dall’app della Pagina F-Shop. L’uso del Page post link ha permesso di incrementare il traffico al sito dove finalizzare l’acquisto, sino a raddoppiarlo.

La loro storia
In here, it’s always summer
Bikiniworld nasce nel 2010 come Concept Store con l’obiettivo di creare il primo negozio di vendita specializzata di costumi da bagno aperto tutto l’anno. L’evoluzione naturale è stata bikiniworld.it che è oggi il primo e-commerce italiano ad offrire più di 2000 modelli di costumi da bagno combinabili per top e slip, stampe e colori, taglie e modelli, da abbinare liberamente secondo il proprio stile e comfort.


Obiettivi
Incrementare vendite e traffico al sito
Sicuramente attenzione particolare è stata dedicata alla Pagina per aumentare brand awareness del marchio e poter così interagire al meglio e con rapidità con la clientela. Successivamente grazie all’utilizzo delle inserzioni l’obiettivo è stato incrementare traffico sul sito ed affluenza nei punti vendita.

Le loro soluzioni
Diverse soluzioni per raggiungere il successo
Per raggiungere i propri obiettivi, Bikiniworld ha scelto innanzitutto un approccio Social: la Pagina Facebook ora conta più di 46.000 fan ed è in continua crescita. Facebook si conferma strumento cruciale per l’azienda, oltre ad aver inaugurato l’accesso all’ e-commerce con Facebook Login, l’azienda ha appena lanciato la app F-shop per effettuare l’acquisto direttamente dalla Pagina.
Inoltre la cura della Pagina con post di contenuti interessanti permette di dialogare con il target e comunicare il tono del brand. In questo modo vengono stimolati l’interazione ed il coinvolgimento dei fan, con domande e giochi.
Tre le tipologie di campagne che hanno portato i risultati migliori:
• La promozione dei post per mantenere il coinvolgimento con i fan
• Campagne per aumentare brand awareness e quindi aumentare la base di fan
• Il page post link, con il quale l’azienda è riuscita a raddoppiare il traffico al sito

Il loro successo
Ottima visibilità
La Pagina Facebook Bikiniworld, da gennaio 2013 a gennaio 2014 è passata da un audience di appena 700 fan agli attuali 42.600 fan, con un aumento medio maggiore di 3.000 fan al mese. Nel mese di Agosto, durante il quale è stato implementato l’utilizzo delle inserzioni di Facebook, il traffico del sito è duplicato rispetto allo stesso mese durante l’anno precedente e per il 30% proveniva da Facebook. Le inserzioni e le sponsorizzazioni hanno aiutato il brand ad ottenere in breve tempo un’ ottima visibilità e ad ottenere validi feedback e importanti risultati:
• 2x traffico al sito esterno
• 30% del traffico e degli acquisti provengono da Facebook

"Facebook rappresenta per noi un canale diretto ed efficace per relazionarci al meglio con il nostro target".

Web marketing team, Bikiniworld S.R.L.

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Caffeina, sveglia alle strategie di marketing digitale

Caffeina è una Digital Agency che ha realizzato oltre il 90% del fatturato del primo anno di attività grazie a Facebook, usando la Pagina come trampolino di lancio dei progetti di marketing digitale integrato e delle campagne multicanale per i propri clienti (oltre 40.000 download di un’app mobile in pochi giorni).

La Loro Storia

Trasformiamo il digitale in realtà

Caffeina è una startup fondata da tre giovani imprenditori con un background multinazionale, che lavorano in sinergia con un team che integra marketing specialist, developer e designer per realizzare progetti di Digital Marketing integrati su Web, Social e Mobile. Marketing, Innovation, Technology e Insight sono le quattro unità strategiche che, mettendo a sistema la propria expertise, creano progetti digitali ad elevato valore aggiunto.

Obiettivi

Focus verticale su Facebook

Caffeina desiderava affermarsi come centro di eccellenza per il marketing sui Social Media, specializzandosi in particolare su Facebook. La Pagina e i prodotti Ads sono stati utilizzati in modo efficace per raggiungere una audience interessata a conoscere i prodotti di ultima generazione ideati e sviluppati da Caffeina.

Soluzioni

Marketing mix per i Social Media

Caffeina utilizza tutti i prodotti che Facebook mette a disposizione: inserzioni, pubblicità avanzata, Pagine, Piattaforma per sviluppatori, Facebook Apps e dati di Insight. Nel primo anno di attività ha ricavato oltre il 90% del fatturato da Facebook (quota attualmente stabilizzatasi intorno al 35%).

Caffeina ha integrato le proprie soluzioni, che permettono di orientare le strategie di marketing in tempo reale sulla scia dei dati acquisiti attraverso il web (ad esempio reputazione online, monitoraggio di conversioni, e altri indicatori significativi), con le funzionalità di profilazione e gli strumenti analitici e di marketing offerti da Facebook. Applicando questo potente mix ha potuto valorizzare le attività di marketing digitale e amplificare la portata delle campagne, ottenendo ottimi risultati in termini di conversioni e livello di coinvolgimento degli utenti (15,8% di engagement da app mobile).

 

Il Loro Successo

Miscela robusta di “caffeina” e successo

In soli due anni Caffeina ha conquistato una posizione di prestigio nel panorama delle Digital Agency italiane, grazie a una serrata strategia di marketing e comunicazione su Facebook che è stata premiata da eccellenti risultati:

  • Oltre il 90% del fatturato del primo anno ottenuto tramite Facebook
  • 50.000 download di un’app mobile in pochi giorni
  • 15,8% di tasso di coinvolgimento degli utenti via app mobile
  • 50% del personale assunto grazie al business generato da Facebook

 

"Facebook è una completa piattaforma di marketing cross-platform e cross-device. Come le fondamenta di un edificio, è la base su cui realizziamo e mettiamo in pratica la strategia dei progetti digitali che sviluppiamo".

Tiziano Tassi, Managing Director di Caffeina

 

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Conoscete lo Smart Work?

Mai sentito parlare di smart work (o lavoro agile, in italiano)?
Si tratta di “una modalità di lavoro innovativa basata su un forte elemento di flessibilità, in modo particolare di orari e di sede. Il futuro dell’organizzazione del lavoro passa necessariamente da qui: lì dove il lavoro incontra le nuove tecnologie”, secondo la definizione data nella proposta di legge depositata in Italia il 31 gennaio 2014. 

Il mondo del lavoro è cambiato, perciò anche i suoi metodi andrebbero adattati: non svolgiamo più (o quasi) attività che coinvolgono oggetti fisici, ma informazioni, lavori intellettuali che teoricamente possono essere svolti in luoghi e orari variabili a seconda delle nostre necessità. Quante volte rispondiamo ad un’email da casa? Oppure ci capita di terminare un lavoro sul divano, la sera, con un occhio alla tv e uno al tablet?
Molti di noi non svolgono nemmeno un lavoro alla volta e per qualcuno è diventato anche difficile rispondere alla domanda: “che lavoro fai?” perché i nostri compiti sono aumentati e si sono diversificati enormemente rispetto anche solo a una decina di anni fa.

Molte aziende, soprattutto oltreoceano e nel Nord Europa, quindi, hanno deciso di investire su un cambiamento dei metodi e gli spazi di lavoro, lasciando al lavoratore la scelta di orari e luoghi. Ovviamente, per poter arrivare a ciò, è necessario anche un certo livello di fiducia e intelligenza nell’organizzazione dei propri compiti, ma l’importante è il risultato finale. Insomma: non importa come porti a termine il tuo lavoro, basta che tu lo faccia. Questo metodo viene oggi definito “per risultati attesi” e non sembra facile da digerire in una cultura come quella italiana dove siamo abituati al capoufficio/controllore che vigila sui suoi sottoposti.

In pratica c’è bisogno di una rivoluzione culturale, innanzitutto, che ci faccia uscire dalla logica (non sempre veritiera) del: se lavori 8 ore sei produttivo. Inoltre, come si legge in questo articolo de Il Corriere della Sera: “La distinzione non starà più tra dipendenti o professionisti o autonomi o piccoli imprenditori (in questo senso siamo ormai già all’interno di un sistema interclassista), anche la retribuzione (basata sui risultati) avrà una componente maggiormente meritocratica, le distinzioni in base ai contratti tenderanno a sfumare e si dovrà mettere mano a tutti i sistemi di protezione sociale, contribuzione, contratti collettivi, ecc.”.

In Italia però siamo ancora molto lontani da questo obiettivo. Pur essendo affascinati dal metodo smart, solo l’8% delle nostre aziende lo ha adottato sviluppando un piano con strumenti tecnologici digitali, policy organizzative e modifiche degli spazi fisici. Ma si stima che nei prossimi due anni la percentuale salirà al 19% (dati da Il Sole 24 Ore).

Per quanto riguarda la riprogettazione degli spazi fisici, anche se lo smart work prevede in gran parte il lavoro da casa, gli uffici “smart” devono prevedere spazi nuovi come quelli di co-working, per le telefonate riservate, per la concentrazione, il riposo (aree relax)e la socializzazione a disposizione dei dipendenti.
Anche le tecnologie, ovviamente, vogliono la loro parte: il Wi-Fi è ormai presente nell’85% degli uffici, ma anche altre tecnologie digitali sono essenziali, come: infrastrutture VoIP e strumenti di webconference e instant messaging, Mobile Business Apps, iniziative Social e Cloud Computing accessibili da qualunque luogo e strumento mobile.
Sempre su Il Sole 24 Ore si legge che i device mobili sono “fondamentali per abilitare lo Smart Working…rendono possibile accedere alle informazioni e lavorare anche al di fuori di spazi e orari di lavoro tradizionali: il 91% delle aziende ha introdotto smartphone, il 66% tablet (anche se in maggioranza per profili specifici all’interno dell’azienda), mentre è ancora limitata la diffusione degli ultrabook (44%)”.

Le aziende che in Italia hanno già adottato questo metodo di lavoro sono prevalentemente di grandi dimensioni (oltre 500 addetti) e appartengono in maggioranza ai settori Alimentare, ICT e Telecomunicazioni e Manifatturiero.
Per tutti i dati vi rimandiamo all’articolo de Il Sole 24 Ore a questo link.

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IL NEGOZIO 2.0

Un tempo si diceva che il cliente ha sempre ragione.
Oggi questo adagio è cambiato, ma solo in apparenza, con la nuova espressione “customer satisfaction”, su cui si misura la qualità e il successo di ogni attività commerciale.
Ma come ottenere questa agognata soddisfazione del cliente? Secondo molti, con l’evoluzione dei costumi e delle tecnologie, ci si dovrebbe affidare a strumenti innovativi come realtà aumentata, e-commerce, camerini virtuali, commessi 2.0, ecc..


Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.


Innanzitutto il personale di vendita resta la cartina tornasole dell’efficacia della vostra attività: più un commesso è abile, empatico e convincente (senza eccessi), più le vendite aumenteranno e il cliente sarà soddisfatto e fidelizzato.
Ma come si è evoluto il commesso negli ultimi anni? Innanzitutto è diventato “personal shopper” ovvero una persona che fa shopping al posto vostro, quando non ne avete tempo o voglia (questo vale soprattutto per gli uomini). Una sorta di evoluzione dell’assistente personale, questa volta dedicato solo ed esclusivamente agli acquisti.


Poi l’assistente di vendita si è adattato al passare del tempo e si è “digitalizzato” : GDO, catene, librerie … in tutti quei punti vendita di grandi dimensioni e con un’offerta sconfinata i clienti si possono affidare a totem digitali che forniscono tutte le informazioni necessarie su un articolo, dal prezzo a su quale scaffale si trova.


La fila alle casse è stata tagliata con il fai-da-te, dove i cassieri sono i clienti stessi e anche con strumenti ottici che fanno il conto al posto vostro, così da poter pagare direttamente il totale alla cassa, senza perdere tempo.


Se poi il cliente è particolarmente di fretta (o pigro) l’e-commerce è la sua soluzione ideale.


Implementare soluzioni di questo tipo, però, si è rivelato più difficile per quei negozi che richiedono una prova “dal vivo”, abbigliamento e scarpe su tutto. Le piattaforme di e-commerce hanno ovviato con l’opzione “soddisfatti o rimborsati”, altri con la possibilità di provare e restituire in caso l’oggetto non vada bene, altri ancora con la tecnologia RFID (Radio-Frequency IDentification, per l'identificazione e/o memorizzazione automatica di informazioni basata sulla capacità di memorizzazione di dati da parte di particolari etichette elettroniche, chiamate tag che rispondono all'interrogazione a distanza).


Tramite l’RFID è possibile creare dei camerini virtuali, per provare abiti davanti al computer, allo smartphone o al tablet come davanti allo specchio.
Un’evoluzione di questa tecnica è la prova virtuale dal parrucchiere: prima di procedere con il taglio si può vedere come ci starà simulandolo tramite applicazione digitale.


A questo link potete trovare alcuni video di camerini virtuali, assistenti digitali dal parrucchiere e commessi 2.0 nella grande distribuzione.

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