Che la spesa sia con te

Alla fine del 2015 siamo stati circondati dalla mania di Star Wars, con milioni di campagne marketing sul tema, anche se non tutte sono riuscite a catturare l’attenzione in maniera efficace. La catena di supermercati Carrefour in Romania non è una di queste.
“Fai spesa con la Forza” è stata una campagna creata da Publicis per Carrefour Romani, in collaborazione con Star Wars durante il primo week end nelle sale dell’Episodio VII, per fare un regalo a tutti i fan della saga.
Cosa succederebbe se si potesse usare la Forza nel fare la spesa? A questa domanda ha risposto la tecnologia Kinect, che ha permesso a tutti di provare una nuova esperienza, che cambia l’idea del supermercato tradizionale. Persone di tutte le età si sono raccolte intorno allo schermo per testare la “forza” e fare spesa con i loro nuovi poteri e la campagna marketing è diventata subito un successo.
La tecnologia Kinect (usata in moltissimi videogame di ultima generazione) si basa su sensori che percepiscono i movimenti e consentono agli utenti di giocare e interagire con il computer in maniera del tutto naturale. In questo caso sono bastati un iPad e un Kinect SDK per creare l’illusione di avere la forza nelle proprie mani. Tutto ciò che i clienti dovevano fare era spostare gli oggetti che desideravano nel carrello virtuale, trascinandoli uno alla volta, senza toccarli, con la “magica” forza delle loro mani.
Alla fine del gioco gli oggetti virtualmente acquistati erano già pronti alle casse, ad attendere il cliente.
In abbinamento ai prodotti del supermercato, ovviamente, era possibile acquistare anche il merchandising di Star Wars, così entrambi i soggetti coinvolti nella partnership (la catena di supermercati e Star Wars) hanno potuto beneficiare dell’operazione.
Perciò, quello che questa campagna ci insegna è che non basta citare Star Wars per “approfittare” del suo successo, ma ogni operazione va contestualizzata aggiungendo un plus per i propri clienti, meglio se creativo e divertente come in questo caso.

Qui un video dell’operazione. 

Fonte articolo: Creative Guerrilla Marketing 

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Il bio-packaging

La prestigiosa maison dello champagne Veuve Clicquot si è aggiudicata il premio Formes de Luxe grazie al packaging Naturally Clicquot 3, 100% biodegradabile e riciclabile, realizzato in collaborazione con l’italiana Favini e DS Smith. 
Questo prestigioso premio viene assegnato ogni anno ai packaging più innovativi e creativi, selezionati tra le eccellenze delle migliori aziende internazionali. Naturally Clicquot 3 è originale e innovativo perché nasce dal riuso creativo dei sotto-prodotti del processo di produzione del noto champagne.


Dopo la spremitura dei grappoli, infatti, la buccia degli acini d’uva che rimarrebbe altrimenti inutilizzata trova un nuovo impiego. Grazie al know-how di Favini nella creazione di carte ottenute da residui agro-industriali, le bucce vengono essiccate e micronizzate per diventare materia prima per la produzione di una carta ecologica unica risparmiando il 25% di fibre vergini. Favini inserisce i residui all’interno del ciclo produttivo mescolandoli con acqua e fibre naturali, andando a sostituire parte della cellulosa di albero.
Questo innovativo metodo permette di risparmiare un quarto di fibre vergini e, in perfetta coerenza con la carta ecologica realizzata, il packaging si serve di vernici prive di solventi per la grafica e un composto a base di canna da zucchero per incollare l’etichetta.


La Maison francese è da sempre attenta all’innovazione e alla ricerca costante di soluzioni rispettose dell’ambiente, ed ha diffuso i seguenti dati in proposito:
17% di riduzione nel consumo d’acqua per bottiglia in 6 anni
100% dell’acqua di scarico viene trattato
20% di riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra per bottiglia prodotta dal 2010
100% dei rifiuti riciclato o riutilizzato
Già nel 2013 l’azienda aveva creato il primo astuccio 100% biodegradabile partendo dall’amido di patate, ed ecco che nel 2015, il packaging si è perfezionato ulteriormente usando una materia prima di Veuve Clicquot: le bucce d’uva.

Fonte: Favini.com 

 

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Vivere di micro-momenti

Le moderne tecnologie, internet e gli smartphone in testa, hanno modificato le nostre abitudini di vita in pochissimo tempo. La nostra quotidianità è così composta di quelli che gli esperti chiamano “micro-momenti” in cui consultiamo velocemente lo smartphone per informarci, sapere dove andare, cosa fare o cosa acquistare.

Secondo un’indagine condotta da Google il 68% degli intervistati ha ammesso di controllare il proprio smartphone nei 15 minuti appena successivi all’alzarsi al mattino e il 30% ha dichiarato di sentirsi “in ansia” quando non hanno il proprio telefono con loro. La conclusione logica è stata che l’87% degli intervistati ha ammesso di avere il proprio smartphone vicino a sé notte e giorno.
Secondo un’analisi di Flurry Analytics/Comscore del 2014 controlleremmo i nostri cellulari circa 150 volte al giorno.
Sono numeri e abitudini che lasciano a bocca aperta, ma sappiamo che questi dati non si discostano affatto dalla nostra quotidianità.
Queste pratiche sono talmente diffuse che l’ultimo sondaggio condotto da Google/Ipsos negli USA attesta:

• all’82% la percentuale di possessori di smartphone che consulta il proprio cellulare in store durante un processo di acquisto;
• al 91% quella di chi lo accende per trovare idee durante un processo lavorativo.

Un altro dato interessante riguarda i processi decisionali degli utenti, sempre più influenzati dal web e sempre più spesso finalizzati attraverso di esso. Queste occasioni di contatto sono tanto frequenti quanto brevi: il trend 2014-2015 è nettamente orientato verso un aumento delle connessioni da mobile (+20%) a fronte di una diminuzione del tempo di visita (-18%).
La tempestività dell’informazione/proposta è quindi di importanza superiore al brand che la offre.
Guadagnare l’attenzione dei consumatori momento per momento non è semplice, poiché non tutte le occasioni di interazione uomo-smartphone costituiscono un’opportunità per le aziende: l’utente deve avere un precisointento, essere nel giusto contesto e avere una necessità immediata.


Ecco quindi che Google stesso suggerisce 3 best practice per avere successo grazie ai micro-momenti: 
1) Esserci
Il consumatore online è infedele, lo testimonia il fatto che il 90% degli utenti mobile non associa il proprio bisogno ad una specifica marca e un utente su tre finisce col rivolgersi alla concorrenza anche quando la sua attenzione è indirizzata ad uno specifico venditore.
I consumatori sono portate non solo a riconoscere, ma anche preferire un brand dalla presenza non invasiva, ma precisa e puntuale.
Quindi esserci significa: analizzare i trend di ricerca del nostro settore e verificare di essere presenti tra i risultati degli argomenti più ricercati da mobile e anticipare i micro-momenti e i bisogni dei consumatori.
2) Essere utili
Per essere efficaci occorre creare una connessione con l’utente, fornire  risposte efficaci a dubbi, necessità e curiosità.
Nel mercato mobile, questo è un fattore di successo tanto critico quanto facile da raggiungere grazie alle informazioni fornite dal contesto.
Il 73% dei consumatori ha dichiarato che ricevere regolarmente informazioni utili  è uno dei fattori più importanti nella scelta di un brand. Viceversa, entrando in uno spazio digitale che non soddisfi le loro aspettative, il 66% intraprende azioni negative, quali uscire immediatamente dal sito/app,  evitare di ritornarci o non concludere l’acquisto.
Le quattro categorie di bisogni – conoscere, andare, comprare o fare – rivestono un’importanza diversa per ciascun settore.
Una casa automobilistica metterà l’accento sullo storytelling (conoscere), per alimentare il valore pratico ed emozionale di un prodotto dal lungo ciclo di riacquisto. Un ristorante è probabilmente concentrato sul farsi trovare (andare), perché il suo target è prima di tutto geo-localizzato. Un eCommerce potrà mettere l’accento sul presentare i prodotti ai clienti in base ai loro bisogni del momento (comprare) o sull’illustrare le possibilità d’uso dei prodotti stessi (fare).
3) Essere veloci
Il 60% dei partecipanti al sondaggio Google/Ipsos 2015 ha notato di prendere più velocemente le decisioni di acquisto grazie alle ricerche online.
Gli utenti mobile ricercano spesso informazioni che coinvolgono l’ambiente circostante, e le vogliono in fretta, altrimenti cambiano sito!
Le cause principali di abbandono di un sito sono la lentezza nel caricamento dei contenuti ed un eccessivo numero di passaggi per giungere all’informazione desiderata o terminare il processo di acquisto.
La velocità è la chiave, verificate in prima persona facendo una prova sul vostro sito.


Fonte articolo: Ninkamarketing.it 

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Cosa sono (e come si usano) i testimonial

 Cos’è un testimonial? Secondo molti (erroneamente) è una persona, spesso famosa, che testimonia la validità di un prodotto o servizio con la propria esperienza. In realtà il termine inglese indica la testimonianza stessa, quella che più correttamente andrebbe tradotta in italiano come “recensione”. Nel mondo del web marketing questo termine sta diventando sempre più utile e importante, con l’ampia condivisione di esperienze che gli utenti fanno, soprattutto quando non sono soddisfatti di qualcosa.
Purtroppo però, nella giungla dell’on-line, non è raro commettere errori o incappare in recensioni che tanto autentiche non sono (vedi TripAdvisor di cui avevamo già parlato qualche tempo fa) ed è per questo che prima di fare qualsiasi cosa sarebbe bene, da imprenditori, documentarsi e imparare ad usare i trucchi del mestiere prima di buttarsi a capofitto nel mondo dei testimonial.

Innanzitutto vediamo quali sono gli errori più diffusi in questo campo:
- testimonianze inventate: esistono (e spesso sono anche evidenti) delle recensioni inventate di sana pianta, anonime o con false firme, che si sperticano in elogi esagerati o comunque non veritieri di prodotti e servizi offerti da un’azienda.
- testimonianze di “amici”: anche nel caso in cui le recensioni siano scritte da conoscenti, colleghi, dipendenti o amici sono da considerarsi in qualche modo falsate e se la cosa dovesse venire fuori l’immagine dell’azienda potrebbe essere irrimediabilmente rovinata. Borges ha scritto: “Viviamo in un’epoca molto ingenua; per esempio, la gente compra prodotti la cui eccellenza è vantata dalle stesse persone che li vendono”, ma non tutti ormai sono poi così ingenui.
- testimonianze non verificabili: anche chi non si firma o non è comunque rintracciabile è un testimonial poco utile. Come per una lettera di referenze, se la “raccomandazione” dell’utente non è verificabile, lascia il tempo che trova.
- testimonianze non dettagliate: la referenza deve essere precisa, non deve semplicemente elogiare la vostra azienda o il vostro prodotto ma dire chiaramente come questo ha aiutato il cliente/utente a risolvere il suo problema. In sostanza: il cliente deve parlare di sé e della sua esperienza, non di voi.
- testimonianze “corrette”: mai e poi mai eliminare le parti negative o che non vi piacciono da una testimonianza. Chi ve l’ha inviata se ne accorgerà e potrebbe non esserne felice. Per lo stesso motivo non usate mai i commenti dei clienti senza la loro autorizzazione, specialmente se pubblicherete il loro nome e cognome.

Vediamo ora la questione da un punto di vista positivo, com’è fatto un buon testimonial?
- un buon testimonial fornisce dettagli: non basta una recensione positiva del tipo “ottimo prodotto!”, ma chi legge ha bisogno dei particolari, tipo: “questo prodotto ha raddoppiato i nostri incassi in un mese” o “questo prodotto ha risolto il mio problema XX”…
- un buon testimonial evidenzia anche i lati negativi, e questo lo rende ancora più credibile.
- un buon testimonial è una persona comune, un soggetto con cui chi legge può identificarsi (e per questo deve essere “verificabile”, come dicevamo sopra). Deve caricare una sua immagine, metterci la faccia, linkare i propri profili social o addirittura un video perché non sia soltanto un nome senza volto.
- un buon testimonial fa dei confronti: la testimonianza può menzionare anche i nomi di altri produttori concorrenti se questo serve ad evidenziare quanto ed in che modo il vostro prodotto è migliore.


Infine, come è meglio usare le testimonianze ed i volti dei vostri clienti soddisfatti?
Il sito Entrepreneur.com consiglia di:
- caricare immagine e qualche riga di recensione al centro della vostra homepage, sulla headline o nelle sidebar, a seconda dei casi e dell’enfasi che volete dare alla testimonianza.
- creare una pagina “dicono di noi” sul vostro sito, interamente dedicata ai testimonial
- includere i testimonial in ogni pagina del sito, anche lateralmente o in alto, purché chi si connette li veda almeno una volta.

Fonte articolo: Venditore Vincente e Giovanni Fracasso




 

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